Le maioliche che rivestono la parete di fondo nella cucina della Goethehaus sono antiche “riggiole” napoletane della fabbrica Giustiniani.

Ciascuna piastrella è un quadrato di 20 cm. di lato e 2 cm. di spessore; quattro piastrelle formano una stella centrale a otto punte di colore blu cobalto dalla linea fluida e dinamica, costruita mediante moduli spiraliformi e lobati tipici del repertorio tardo-barocco campano; essa denota una maestria grafica tipica delle botteghe napoletane del Settecento. I contorni sono marcati da filetti blu e neri, che ne definiscono con energia l’andamento grafico. Una cornice ondulata di colore bruno, di gusto “mistilineo”, racchiude una texture di linee rosa, incorniciando il motivo stellare ed esaltandone la simmetria. Il luminoso fondo bianco latte fa risaltare la vivacità del blu, senza sovrastarlo.

Le singole piastrelle sono eseguite a mano libera, sulla base di un modello-guida, come denotano le piccole diversità di esecuzione, le differenze di tocco e di intensità del colore, le variazioni del disegno, che rendono ciascuna piastrella un unicum, ben lontana dalla fredda uniformità delle maioliche industriali.

Le riggiole a stella della Goethehaus sono raffigurate nella fotografia del volume di Guido Donatone, La Riggiola napoletana. Pavimenti e rivestimenti maiolicati dal Seicento all’Ottocento, Grimaldi & C. Editori, che riporta esempi classici delle manifatture campane.

Ciascuna piastrella reca sul tetro il caratteristico marchio «GIUSTINIANI» impresso nella pasta.

La riggiola meridionale tra arte, storia e identità: le piastrelle Giustiniani e il motivo a stella
Le maioliche Giustiniani con il motivo della stella si collocano tra le tipologie più rappresentative della ceramica meridionale. Il motivo trova origine mista — iberica, moresca e napoletana — mediante contaminazioni filtrate attraverso le botteghe di Vietri e di Napoli, con evidenti richiami agli azulejos portoghesi per l’uso del blu e del bianco.
La forma stellare ricopre infatti un ruolo di primo piano, non soltanto come modulo ornamentale ma anche come tipologia più emblematica, quasi una firma identitaria del Mezzogiorno, un simbolo della sua storia artistica, del suo gusto e della sua cultura materiale. Essa è spesso formata da gruppi di quattro mattonelle che compongono un’unica figura simmetrica. La stella assume valenze simboliche e decorative insieme: richiama gli antichi schemi cosmologici e la perfezione geometrica; unisce rigore formale e gusto pittorico vibrante, proprio delle botteghe partenopee; si presta come modulo per ampie superfici, grazie alla sua trama radiale, trasformandosi in un segno astrale, un centro visivo che struttura l’intero impianto pavimentale.
I pavimenti maiolicati, spesso costituiti da una rappresentazione unitaria (Paradiso terrestre, Scena sacra ecc.), sono una delle espressioni più alte dell’arte decorativa dell’Italia Meridionale tra Seicento e Ottocento. In esse si uniscono abilità artigianale, immaginazione grafica e una capacità compositiva che ha fatto della riggiola non soltanto un rivestimento, ma un vero linguaggio architettonico, capace di qualificare spazi sacri e profani. Perciò fin dall’età barocca, le riggiole divennero elemento caratterizzante dei palazzi aristocratici, delle ville con giardini scenografici e dei complessi conventuali femminili, contribuendo a definire un’estetica in cui colore, ritmo e luce creano ambienti immersivi e unitari. Il pavimento decorato è infatti concepito come una superficie continua, comparabile a un tappeto ceramico, in cui moduli ripetuti generano una trama visiva ricca di simbolismi. Così la ceramica decorativa meridionale trasforma i pavimenti in opere d’arte ambientale.
Esempi storici di impiego del motivo a stella
Numerosi luoghi d’arte e architettura del Mezzogiorno conservano testimonianze straordinarie del modulo decorativo a stella, adattato con successo sia a contesti nobiliari sia a contesti religiosi, mantenendo intatto il suo valore estetico e simbolico.
1. Villa Rosebery, Posillipo – Napoli – Salone di rappresentanza

Il pavimento maiolicato di uno dei saloni di Villa Rosebery, la splendida residenza presidenziale affacciata su Posillipo, presenta il disegno a stella, ritmato e luminoso, che si integra perfettamente con l’arredo ottocentesco e crea una texture raffinata, in cui il blu cobalto risalta sul fondo chiaro con un effetto di equilibrio e sobria eleganza. Il modulo stellare diventa qui un codice di rappresentanza, coerente con la dignità istituzionale della villa, e testimonia la continuità della tradizione ceramica napoletana anche in contesti di altissima rilevanza.
2. Chiostro del convento di Santa Caterina d’Alessandria, Palermo – Sicilia – Pavimento maiolicato settecentesco

Nel chiostro del convento domenicano femminile di Santa Caterina d’Alessandria, in Piazza Pretoria a Palermo, il pavimento a riggiole con motivo a stella offre un esempio magnifico del dialogo tra architettura sacra, paesaggio urbano e decorazione ceramica. La trama stellare, qui realizzata in vivaci alternanze di blu e giallo, produce un effetto vibrante sotto la luce siciliana, quasi un mare geometrico che accompagna il percorso processionale attorno alla grande fontana centrale. Il motivo a stella, così reinterpretato, diventa un elemento spirituale: la ripetizione infinita della figura suggerisce ritmo, meditazione, ordine — qualità perfettamente integrate nell’ambiente conventuale.
3 – Palazzo Impellizzeri di San Giacomo – Noto, SR, Sicilia – Pavimento maiolicato

Mausoleo di Sidi Ben Arous – Tunisi
La presenza del motivo a stella nel Mausoleo di Sidi Ben Arous (arabo: زاوية سيدي أحمد بن عروس), nel cuore della medina di Tunisi, dimostra l’origine orientale del disegno decorativo. Il mausoleo fu costruito nel 1437 durante il regno degli Hafsidi e poi rimodellato nel 1654 da Hammouda Pasha Bey.



