“DIE MYRTE STILL…”: GOETHE E IL MIRTO

Il Mirto: storia, simbolo, qualità e sapore dall’antichità ad oggi

Die Myrte still und hoch der Lorbeer steht

— J. W. von Goethe, Mignons Lied

Myrte on terrace of Goethe Haus - Palermo

Piante di mirto con frutti sulla terrazza della Goethe Haus di Palermo

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Introduzione: breve storia del mirto dai tempi antichi a oggi

Il mirto (Myrtus communis L.) è una pianta sempreverde della famiglia delle Myrtaceae, diffusa in tutta la regione mediterranea, dalle coste del Maghreb alle isole tirreniche, dalla penisola iberica all’Asia Minore. Con i suoi piccoli fiori bianchi, le bacche di un blu-nero lucido e le foglie coriacee dal profumo resinoso, il mirto accompagna da millenni la civiltà dell’uomo come emblema di bellezza, di sacralità e di vita.

Il Myrtus communis vive in un areale che va dal Mediterraneo fino all’Asia occidentale e al Pakistan; l’habitat tipico è quello di foreste aperte, garighe e arbusteti sempreverdi. La specie tollera siccità, vento salmastro e suoli poveri, grazie a foglie coriacee ricche di ghiandole aromatiche: per questo diventa una delle piante chiave della macchia mediterranea dopo incendi e distruzioni, quando ricaccia rapidamente dalla ceppaia.

Figura 1. Fiori di Myrtus communis: la corolla bianca e gli stami vistosi spiegano l’antica associazione del mirto con purezza, nozze e grazia. Fonte: Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0.

Nelle culture mesopotamiche e nella tradizione ebraica il mirto (hadas) era segno di pace e di grazia: ancora oggi è uno dei quattro simboli rituali della festa di Sukkot, citato esplicitamente nel Levitico (23, 40). Nel mondo greco il mirto era consacrato ad Afrodite: la dea dell’amore nascose la sua nudità dietro un cespuglio di mirto uscendo dal mare, e da allora la pianta divenne attributo delle spose e dei cortei nuziali. Le ghirlande di mirto adornavano le coppe nei simposi platonici, e Plutarco ricorda come gli Ateniesi incoronassero di mirto i magistrati e gli ambasciatori in segno di autorità civile.

Presso i Romani il mirto era ugualmente sacro a Venere. Nel tempio di Venere Mirtea sul Campidoglio le sacerdotesse intrecciavano corone per i neosposi, e Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia (libro XV) descrive con cura due varietà: la myrtos tarentina, più selvatica, e la myrtos domestica, coltivata negli orti. Ovidio nei Fasti e Virgilio nelle Georgiche menzionano il mirto come la pianta delle nozze e dell’immortalità dell’amore.

Nel Medioevo la sacralità pagana del mirto si trasformò in una simbologia cristiana: la pianta divenne attributo della Vergine Maria, icona di purezza e castità. Erbari come il De Materia Medica di Dioscoride (trasmesso in copie arabe e latine) e il Liber de Plantis dello pseudo-Aristotele esaltarono le sue proprietà medicinali. Il Rinascimento riscoprì il mirto nell’ottica neoplatonica: nei Trionfi del Petrarca la pianta orna il carro di Laura, e i botanici del Cinquecento — da Pier Andrea Mattioli a Rembert Dodoens — ne sistematizzarono la classificazione e le virtù terapeutiche.

Dall’Ottocento in poi il mirto entra nella grande letteratura romantica europea come simbolo del Mediterraneo ideale, della Grecia e dell’Italia sognate da poeti e scrittori dell’area Nordeuropea. Nel Novecento la pianta si consolida come elemento identitario della Sardegna — dove la sua coltura e la distillazione del liquore rappresentano un’eccellenza enogastronomica riconosciuta in tutto il mondo — senza perdere il suo valore simbolico nell’arte e nella poesia.

Figura 2. Mirto con frutti presso Makrylia, Creta: un ambiente secco e luminoso affine alla macchia mediterranea descritta dal saggio. Foto: Robert Flogaus-Faust, Wikimedia Commons, CC BY 4.0.

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1. Il mirto in Goethe: poesia, scienza e Weltliteratur

1.1 “Mignons Lied“: la strofa del mirto

La poesia più celebre legata al mirto nella letteratura tedesca — e tra le più famose della lirica mondiale — è il Mignons Lied, la canzone di Mignon, composta da Goethe intorno al 1782 e inserita nel romanzo Wilhelm Meisters Lehrjahre (Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister, 1795-96). La lirica è cantata dal personaggio di Mignon, una bambina misteriosa e malinconica strappata all’Italia, suo paese natale, che nell’arpeggio del rimpianto invoca la terra del Sud come patria perduta dell’anima.

Il testo della prima strofa suona:

Kennst du das Land, wo die Zitronen blühn, / Im dunkeln Laub die Gold-Orangen glühn, / Ein sanfter Wind vom blauen Himmel weht, / Die Myrte still und hoch der Lorbeer steht? / Kennst du es wohl? / Dahin! Dahin / Möcht ich mit dir, o mein Geliebter, ziehn.

— J. W. von Goethe, Mignons Lied (1782/1796)

In traduzione:

Conosci tu la terra dove fioriscono i limoni,

dove tra le foglie oscure ardono le arance d’oro,

dove un vento soave soffia dal cielo azzurro,

dove il mirto è silenzioso e l’alloro si erge alto?

La conosci forse?

Là, là

vorrei con te, o mio amato, andare.

Il verso “Die Myrte still” — “il mirto è silenzioso” — è di una densità simbolica straordinaria. Il mirto non è ornamento decorativo: è presenza silenziosa, quasi una qualità dell’aria mediterranea, il contrappunto umile e profumato all’alloro trionfante. Il silenzio del mirto allude alla sua natura sacra, alla castità della dea e della sposa, ma anche a una malinconia discreta che permea l’intera canzone. In quella “stillness” Goethe concentra il desiderio del Nord per il Sud, il Sehnsucht romantico per un altrove luminoso e irraggiungibile.

Nella struttura del Wilhelm Meister la canzone di Mignon assolve a una funzione capitale: è il centro lirico e tematico dell’intero romanzo di formazione (Bildungsroman). Mignon rappresenta la Sehnsucht in persona, l’anelito verso un ideale di bellezza e di patria che non può essere raggiunto senza che la vita stessa si dissolva. Non a caso il personaggio muore prima di tornare in Italia: il mirto “silenzioso” è anche il mirto funebre, la pianta della morte dignitosa e amorevole. Generazioni di lettori, poeti e compositori hanno identificato in questa strofa il manifesto letterario del Grand Tour e del mito dell’Italia.

Per l’intero testo della poesia:

1.2 Ricezione musicale e letteraria del Mignons Lied

La poesia di Goethe ispirò oltre settanta compositori. Le versioni più celebri sono quella di Franz Schubert (D. 321, 1815; puoi ascoltarla al link: F. SCHUBERT, Goethe Lieder «Kennst du das Land») e quella di Hugo Wolf (1888), oltre alla Mignon di Ambroise Thomas (1866), opera lirica in cui la canzone del mirto diventa l’aria portante del soprano. Beethoven, Schumann e Liszt si cimentarono anch’essi con il testo. Nella letteratura, il Mignons Lied è citato o variato da Thomas Mann nei Buddenbrook e ne La montagna incantata, da Theodor Fontane, da Rainer Maria Rilke e, nel Novecento italiano, da Carlo Emilio Gadda.

1.3 Il mirto in altre opere di Goethe

Al di là del Mignons Lied, il mirto ricorre in diversi luoghi dell’opera goethiana. Nel Faust (Parte I, scena del Giardino) il simbolismo vegetale delle corone di fiori include rimandi alla simbologia nuziale del mirto. Nella Römische Elegien (Elegie Romane, 1795), composte dopo il soggiorno italiano del 1786-88, il mirto appare come elemento del paesaggio amoroso romano, intrecciato con la gioia sensuale del Sud. Nella Italienische Reise (Viaggio in Italia), diario del suo Grand Tour, Goethe osserva il mirto con occhio insieme poetico e scientifico: riconosce la pianta sulla costiera napoletana, ne annota il profumo, la forma delle foglie, l’habitat rupestre. Il naturalista in lui non è mai separato dal poeta.

Nella sua attività scientifica — Goethe fu botanico, mineralogista e teorico della morfologia vegetale — il mirto rappresenta un caso emblematico della sua teoria della Urpflanze (pianta originaria archetipica), l’idea che tutte le forme vegetali siano variazioni di un unico piano morfologico. La foglia del mirto, con la sua nervatura fitta e la struttura semplice, è nella Metamorfosi delle piante (1790) uno degli esempi della bellezza geometrica della natura.

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2. Il simbolismo del mirto nella letteratura universale

2.1 Dal mito greco alla tradizione ebraica

Il mirto è una delle piante più cariche di significato simbolico nella storia dell’umanità. In Grecia esso era l’attributo principale di Afrodite: le sue bacche nere erano associate alla fecondità femminile, la bianchezza dei suoi fiori alla purezza. Le spose greche portavano corone di mirto; i caduti in battaglia erano sepolti con rami di mirto. Nella tradizione orfica il mirto era la pianta degli iniziati ai misteri: i rami intrecciati nelle tombe di Olbia (IV sec. a.C.) testimoniano il suo ruolo come passaporto per l’aldilà.

Nella Bibbia, il mirto (hadas in ebraico) è simbolo di giustizia e di grazia divina. Nel libro di Isaia (41, 19; 55, 13) la sua crescita spontanea nel deserto è segno della redenzione di Israele. La regina Ester porta il nome ebraico Hadassah, cioè “mirto”: un’identità vegetale che racchiude bellezza, forza nascosta e salvezza del popolo. Nella mistica ebraica medievale il mirto è associato alla Shekinah, la presenza divina femminile, e ancora oggi è portato in processione durante la festa di Sukkot insieme a palma, cedro e salice.

Un ulteriore nodo simbolico, utile a chiarire la continuità fra mondo greco e latino, è Pausania: nella Descrizione della Grecia egli collega esplicitamente rosa e mirto ad Afrodite e ad Adone. Il mirto non è dunque solo emblema nuziale, ma anche pianta di metamorfosi, eros e memoria rituale.

2.2 Il mirto nella letteratura latina e nel Rinascimento

Virgilio nell’Eneide (VI libro) pone il mirto nel Lugentes Campi, i Campi del Pianto dell’Oltretomba, dove le anime delle vittime d’amore infelice “celant se silvis et myrtea circum / silva tegit” — si nascondono nei boschi e un bosco di mirto le ricopre (VI, 443-444). Il mirto è dunque anche pianta funebre, consolatrice del dolore d’amore. Ovidio nell’Arte di amare e nelle Metamorfosi usa il mirto come sfondo degli episodi amorosi. Properzio e Tibullo lo citano come emblema elegiaco della passione.

Nel Rinascimento italiano il mirto entra nella topica del paesaggio arcadico. Sannazaro nell’Arcadia (1504) popola i boschi di mirto e alloro come simboli della poesia pastorale. Ariosto nell’Orlando Furioso e Tasso nella Gerusalemme Liberata ricorrono al mirto come pianta dell’incantesimo amoroso e del giardino fatato.

Alla serie latina si può aggiungere Orazio, che nell’ode Persicos odi (Carmina I, 38) oppone il mirto semplice agli ornamenti persiani: la pianta diventa qui misura di eleganza sobria, conviviale e amorosa. Questo dettaglio aiuta a capire perché il mirto passi con tanta naturalezza dai templi agli interni domestici, dalle corone sacre alla tavola.

2.3 I “mirti divini” in D’Annunzio: La pioggia nel pineto

La poesia La pioggia nel pineto di Gabriele d’Annunzio, pubblicata nelle Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi (Alcyone, 1903), è considerata uno dei capolavori assoluti della lirica italiana moderna. In essa il mirto è presente in un passaggio chiave, denso di implicazioni simboliche e sensuali.

I versi suonano:

Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti.
…e il tuo viso
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
i chiari ginepri
su l’Adriatico mare;

Ascolta, ascolta. La canzone
delle cicale
più sorde si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un’ora si tace.
E odo ne’ rami
i mirti divini
fremere…

— G. d’Annunzio, La pioggia nel pineto (Alcyone, 1903)

L’espressione “mirti divini” è tra le più dense e significative dell’intera poesia. Il mirto qui non è semplicemente una pianta del sottobosco mediterraneo: è “divino” perché porta con sé tutta l’eco della tradizione classica — la sacralità afrodisiaca, il simbolo nuziale, la consacrazione arcadica — e la fonde con la sensorialità modernista di D’Annunzio. Il mirto “fremente” sotto la pioggia è metafora di un brivido di piacere che attraversa il bosco e i corpi dei due amanti.

Sul piano fonico, la parola “mirti” porta una costellazione di suoni cupi e profondi (la m iniziale, la r vibrante, il t occlusivo) che si accordano con il “fremere”, con il rumore basso e continuo della pioggia. D’Annunzio opera qui un “panismo” totale: la natura non è sfondo ma soggetto vivo, e il mirto ne è uno dei custodi sacri. Il bosco non è semplicemente umido: è consacrato dalla presenza di queste piante divine che trasmettono al paesaggio l’eredità di Afrodite, di Venere, di tutta la civiltà mediterranea del desiderio.

D’Annunzio usa il mirto anche altrove in Alcyone e nella produzione poetica precedente. Nella lirica La sera fiesolana il paesaggio toscano è punteggiato di piante sacre che rinviano alla classicità; nelle prose del Fuoco e del Trionfo della morte la presenza del mirto in paesaggi lagunari e costieri ribadisce il legame tra Eros, morte e natura. Per D’Annunzio il mirto è sempre simultaneamente profumo, mito e carne.

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3. Il mirto nella farmacopea antica e moderna

3.1 Le fonti classiche

Pedanio Dioscoride, nel De Materia Medica (I secolo d.C., libro I, cap. 155), descrive il mirto con grande accuratezza: ne distingue tre varietà (bianco, nero e selvatico), ne elenca le parti usate (foglie, bacche, corteccia, semi) e indica le proprietà astringenti e antisettiche. Le foglie in decotto erano usate contro le ulcere, le malattie degli occhi, le affezioni polmonari e le infezioni urinarie. Il mosto di mirto (myrtites) era raccomandato per i disturbi dello stomaco.

Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia (libro XV, XXXVII) elenca le stesse proprietà e aggiunge che il succo delle bacche era usato come colorante per capelli e che il legno di mirto, bruciato, produceva un fumo adatto alla conservazione delle carni. Galeno nei suoi trattati farmacologici classifica il mirto come pianta “fredda e secca” al secondo grado nella scala umorale: adatta quindi a trattare le infiammazioni e le condizioni “calde e umide” come le febbri intestinali.

Nel Medioevo arabo, Ibn Sina (Avicenna) nel Canone della Medicina riprende Dioscoride e potenzia la prescrizione del mirto contro le diarree, le emorragie e le infezioni cutanee. Al-Biruni e Ibn al-Baytar catalogano il mirto nei loro trattati erboristici con il nome arabo as (o murd) e ne esaltano l’azione emostatica.

3.2 La farmacopea rinascimentale e moderna

Pier Andrea Mattioli nei Commentarii ai Sei libri di Dioscoride (Venezia, 1544) offre una descrizione botanica precisa del mirto e ne aggiorna le indicazioni terapeutiche. Mattia de l’Obel, botanico fiammingo del Cinquecento, e poi John Gerard nel suo Herball (1597) portano la conoscenza del mirto nel Nord Europa, evidenziando le sue proprietà toniche e digestive.

La chimica moderna ha confermato e ampliato l’antica farmacopea. Le foglie e le bacche di Myrtus communis contengono una ricca miscela di composti bioattivi:

Oli essenziali (1,8-cineolo / eucaliptolo, α-pinene, linalolo, limonene): responsabili dell’azione antibatterica, antivirale e balsamica. Il cineolo, in particolare, è un potente espettorante e broncodilatatore, da qui l’uso nel trattamento di bronchiti, sinusiti e infezioni del tratto respiratorio.

Polifenoli e flavonoidi (miricetina, quercetina, catechine): potente azione antiossidante, che neutralizza i radicali liberi rallentando l’invecchiamento cellulare e riducendo il rischio di patologie cardiovascolari.

Tannini (acido gallico, elagitannini): azione astringente e antinfiammatoria su mucose gastrointestinali. Utili nelle enteriti, nelle diarree e nei disturbi intestinali.

Antocianine e pigmenti fenolici delle bacche: contribuiscono al colore blu-nero e all’azione antiossidante. È bene distinguere il mirto dal mirtillo: alcuni nomi commerciali e popolari si sovrappongono, ma le piante appartengono a famiglie botaniche diverse.

Acidi organici (acido citrico, malico): proprietà digestive e detossificanti.

Studi clinici e farmacologici recenti (tra cui lavori del gruppo del Prof. Giovanni Appendino all’Università del Piemonte Orientale e ricerche pubblicate su Molecules e Phytotherapy Research) hanno confermato le proprietà antimicrobiche dell’estratto di mirto contro Staphylococcus aureus, Escherichia coli e Candida albicans, aprendo prospettive per applicazioni in campo farmaceutico e cosmetico.

Dal punto di vista organolettico, le bacche di mirto hanno un profumo complesso: note resinose e balsamiche in testa (pinene, cineolo), un cuore floreale-speziato (linalolo, eugenolo) e un fondo dolce-amaricante conferito dai tannini e dalle antocianine. Le foglie, più amare e più ricche di olio essenziale, sono usate come spezia in cucina sarda per aromatizzare la carne arrosto (il porcetto) e i salumi.

Figura 3. Bacche mature di mirto: il colore blu-nero deriva da pigmenti fenolici e antocianici, fondamentali anche per il liquore tradizionale. Fonte: Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0.

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4. Il mirto nella produzione moderna di estratti e liquori

4.1 Estratti fitoterapici e cosmetici

L’industria farmaceutica e cosmetica moderna ha sviluppato un’ampia gamma di prodotti a base di mirto. In fitoterapia si commercializzano:

estratti secchi o fluidi titolati in polifenoli, flavonoidi e frazioni dell’olio essenziale, con impieghi tradizionali come antiossidanti, balsamici e astringenti;

tinture madri e glicerolio di Myrtus communis, utilizzate in omeopatia e fitoterapia per affezioni bronchiali e cistiti ricorrenti;

oli essenziali di mirto per uso in aromaterapia, diffusori ambientali e prodotti per inalazione in caso di affezioni respiratorie;

estratti idroalcolici per uso topico in creme, sieri e tonici per pelli grasse e a tendenza acneica, grazie all’azione seboregolatrice e antibatterica.

Nella cosmetica mediterranea contemporanea il mirto compare soprattutto in tonici, detergenti, profumazioni e linee dermocosmetiche ispirate alla macchia sarda e corsa; in fitoterapia resta più prudente parlare di uso tradizionale e di estratti studiati in laboratorio, non di sostituti dei farmaci.

4.2 Il liquore di mirto: eccellenza sarda nel mondo

Il liquore di mirto rappresenta la più celebre produzione alcolica sarda e una delle eccellenze del panorama liquoristico italiano. La sua storia affonda le radici nella tradizione agropastorale della Sardegna: i pastori raccoglievano le bacche nei boschi in autunno, le lasciavano macerare nell’alcol di vinaccia o in acquavite, ottenendo un digestivo che riscaldava nelle notti di bivacco. La prima produzione commerciale risale agli anni Settanta del Novecento, con l’imprenditoria sarda che trasformò una tradizione domestica in un prodotto esportato in tutto il mondo.

Oggi i principali produttori industriali e artigianali sardi includono Zedda Piras (il più grande per volumi), Sella & Mosca, Silvio Carta, Lu Mirtinu, Lussurgiu e decine di piccole distillerie artigianali. Il mercato del mirto sardo genera un fatturato di circa 30 milioni di euro annui, con esportazioni significative verso Germania, USA, Australia e Giappone.

Esistono due tipologie fondamentali: il mirto rosso (o nero), prodotto con le bacche di colore blu-nero mature tra ottobre e gennaio, e il mirto bianco, prodotto con le bacche bianche o giallastre di una varietà meno comune, o con le foglie e i rametti della pianta. Il mirto rosso è più corposo, dolce e tannico; il mirto bianco è più delicato, floreale e aromatico.

Figura 4. Macerazione delle bacche in alcol: il metodo a freddo preserva colore e profumi della bacca. Fonte: Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0.

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5. Ricette per la produzione del liquore di mirto

5.1 Mirto rosso (tradizionale)

Il mirto rosso tradizionale sardo si prepara per macerazione a freddo: il calore distruggerebbe le delicate antocianine responsabili del colore e parte degli aromi. La raccolta delle bacche avviene rigorosamente tra novembre e gennaio, quando sono ben mature e ricche di zuccheri e pigmenti.

Ingredienti (per circa 1,5 litri di liquore):

500 g di bacche di mirto nero mature (fresche, non lavate con acqua calda)

750 ml di alcol alimentare puro a 95°

400 ml di acqua minerale naturale

350-400 g di zucchero semolato (o di canna grezzo per un profilo più complesso)

1 piccolo rametto di mirto con foglie (facoltativo, per intensificare la nota erbacea)

Procedimento:

Macerazione (30-60 giorni): Versare le bacche integre (non schiacciate, per evitare l’eccesso di tannini astringenti) nell’alcol in un vaso di vetro a chiusura ermetica. Aggiungere il rametto di mirto se si desidera. Conservare al buio a temperatura ambiente (16-20 °C), agitando delicatamente ogni 2-3 giorni. La macerazione minima è di 30 giorni, ma 45-60 giorni danno un risultato più rotondo.

Sciroppo: A fine macerazione, preparare uno sciroppo portando l’acqua a 60-70 °C (non a ebollizione) con lo zucchero, mescolando fino a completa dissoluzione. Lasciare raffreddare completamente.

Assemblaggio: Filtrare l’alcol macerato attraverso un colino fine e poi attraverso carta da filtro per caffè o tela di cotone. Unire lo sciroppo freddo all’alcol filtrato, mescolare delicatamente. La gradazione finale sarà di circa 28-32° alcolici.

Riposo (invecchiamento): Imbottigliare e lasciare riposare in luogo fresco e buio per almeno 30 giorni prima di consumare: il liquore affina e si arrotonda ulteriormente. Ideale servito ghiacciato (0-4 °C) come digestivo, o leggermente frappato.

Nota: La proporzione zucchero/acqua può essere variata a piacere. Per un mirto più secco (stile artigianale antico) ridurre lo zucchero a 280-300 g; per un mirto più dolce e vellutato portarlo a 450 g. Alcuni produttori artigianali aggiungono un cucchiaino di miele sardo di corbezzolo per un retrogusto amaro caratteristico.

5.2 Mirto bianco

Il mirto bianco si ottiene da bacche chiare o, in mancanza di queste (meno comuni), dalla macerazione di foglie fresche e rametti giovani. Il profilo aromatico è più erbaceo, floreale e meno dolce rispetto al rosso.

Ingredienti (per circa 1 litro di liquore):

300 g di bacche bianche di mirto (o, in alternativa, 150 g di foglie fresche + 50 g di bacche bianche)

500 ml di alcol alimentare a 95°

300 ml di acqua minerale

250 g di zucchero semolato

la buccia di ½ limone non trattato (solo la parte gialla, senza albedo)

Procedimento:

Macerazione (20-30 giorni): Inserire bacche (o foglie), buccia di limone e alcol nel vaso di vetro. La macerazione del mirto bianco è più breve perché le foglie cedono rapidamente gli oli essenziali. Agitare ogni 2 giorni. Il colore finale sarà giallo-dorato, più chiaro e trasparente rispetto al rosso.

Sciroppo e assemblaggio: Come per il mirto rosso, ma con proporzioni ridotte di zucchero per valorizzare la freschezza erbacea. Filtrare con cura, poiché le foglie possono intorbidire il liquido.

Chiarificazione (facoltativa): Per ottenere un prodotto cristallino, lasciare il liquore filtrato in frigorifero per 48 ore: la bassa temperatura precipita eventuali particelle. Filtrare nuovamente prima di imbottigliare.

Servizio: Ottimo servito molto freddo in bicchiere ghiacciato come digestivo o aperitivo; si presta anche a cocktail con prosecco o tonica.

5.3 Varianti e consigli del mastro liquorista

I liquoristi sardi più esperti trasmettono alcune accortezze che fanno la differenza tra un mirto mediocre e uno straordinario:

Raccogliere le bacche dopo le prime piogge autunnali e non lavarle: la patina bianca che le ricopre (il cosiddetto “bloom” ceroso) contiene profumi preziosi.

Non schiacciare mai le bacche: i semi interni contengono composti amaricanti che squilibrano il profilo gustativo.

Usare alcol a 95° (non grappa né vodka per la prima macerazione): l’alta gradazione estrae meglio i pigmenti e gli oli essenziali. La diluizione con lo sciroppo porta la gradazione a valori ideali.

La temperatura di macerazione è cruciale: tra 15 e 20 °C. Il freddo rallenta troppo l’estrazione; il caldo la accelera ma degrada gli aromi.

Per un mirto “cru” — monovarietale e territoriale — raccogliere in un unico sito (es. macchia sarda costiera o bosco di sughero interno) e annotare le coordinate: come per il vino, il terroir del mirto è un valore aggiunto.

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6. Conclusione: il mirto silenzioso che parla a tutti

Il mirto è una di quelle rare piante in cui la storia naturale e la storia umana si intrecciano così profondamente da diventare indistinguibili. Pianta di Afrodite e di Esther, pianta di Goethe e di D’Annunzio, pianta dei medici antichi e dei liquoristi moderni: il mirto attraversa i secoli senza perdere né la sua concretezza aromatica né la sua aura simbolica.

In letteratura, il mirto è il custode silenzioso dei grandi temi umani: l’amore e il lutto, la patria perduta e il desiderio di bellezza, la sacralità della natura e il piacere dei sensi. Dal verso di Goethe — “Die Myrte still” — alla pioggia di D’Annunzio che fa fremere i mirti divini, la pianta porta con sé un’eleganza discreta, una profondità che non grida ma sussurra. È questo silenzio eloquente che la rende così potente come simbolo: il mirto non ha bisogno di imporre la sua presenza perché la sua essenza è già nell’aria.

Nella vita quotidiana, il mirto continua a farsi presente in mille modi: nelle farmacie e nelle erboristerie attraverso i suoi estratti benefici per la salute respiratoria, cardiovascolare e digestiva; nelle cucine sarde che profumano i loro arrosti con rametti di mirto come facevano i pastori nuragici; nei bicchieri di liquore che chiudono un pasto con un sorso di macchia mediterranea distillata; nelle corone delle spose che ancora — in Sardegna, in Corsica, in Grecia — intrecciano mirto e fiori d’arancio in omaggio a un rito millenario.

Studiare il mirto significa dunque attraversare la storia della civiltà occidentale da una prospettiva insolita ma rivelatrice: quella di una pianta piccola, resistente, profumata, capace di sopravvivere alla siccità e al fuoco, di crescere sulle rocce e nelle sabbie. Proprio come la poesia e la medicina: radicate nel passato, indispensabili nel presente.

“Là, là

vorrei con te, o mio amato, andare.”

Mignon — J. W. von Goethe

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Appendice delle citazioni

Sono raccolti qui i passi in cui il mirto è nominato direttamente o è parte del nucleo simbolico discusso nel saggio. Le traduzioni italiane sono redazionali, orientate alla chiarezza del riferimento botanico e letterario.

Johann Wolfgang von Goethe, Wilhelm Meisters Lehrjahre, libro III, cap. 1: Mignons Lied

Testo originale

Kennst du das Land, wo die Zitronen blühn,

Im dunkeln Laub die Gold-Orangen glühn,

Ein sanfter Wind vom blauen Himmel weht,

Die Myrte still und hoch der Lorbeer steht?

Traduzione italiana

Conosci la terra dove fioriscono i limoni,

dove nel fogliame scuro ardono le arance d’oro,

dove un vento mite spira dal cielo azzurro,

dove il mirto sta silenzioso e alto si leva l’alloro?

Riferimento e link: Goethe, Wilhelm Meisters Lehrjahre, libro III, cap. 1; testo del Lied di Mignon. https://www.lieder.net/lieder/get_text.html?TextId=6460

Bibbia ebraica, Levitico 23,40

Testo originale

וּלְקַחְתֶּם לָכֶם … וַעֲנַף עֵץ־עָבֹת … וּשְׂמַחְתֶּם לִפְנֵי יְהוָה אֱלֹהֵיכֶם שִׁבְעַת יָמִים

Traduzione italiana

Prenderete per voi … rami di albero frondoso … e gioirete davanti al Signore vostro Dio per sette giorni. Nella tradizione rabbinica il ramo frondoso è identificato con il mirto, hadas.

Riferimento e link: Tanakh, Leviticus 23:40; il passo fonda l’uso rituale del mirto fra le quattro specie di Sukkot. https://www.sefaria.org/Leviticus.23.40

Bibbia ebraica, Isaia 41,19

Testo originale

אֶתֵּן בַּמִּדְבָּר אֶרֶז שִׁטָּה וַהֲדַס וְעֵץ שָׁמֶן

Traduzione italiana

Metterò nel deserto il cedro, l’acacia, il mirto e l’ulivo selvatico (il mirto diventa segno di una creazione risanata).

Riferimento e link: Tanakh, Isaiah 41:19. https://www.sefaria.org/Isaiah.41.19

Bibbia ebraica, Isaia 55,13

Testo originale

תַּחַת הַנַּעֲצוּץ יַעֲלֶה בְרוֹשׁ תַּחַת הַסִּרְפַּד יַעֲלֶה הֲדַס

Traduzione italiana

Al posto del rovo crescerà il cipresso, al posto dell’ortica crescerà il mirto (immagine di consolazione e rinnovamento).

Riferimento e link: Tanakh, Isaiah 55:13. https://www.sefaria.org/Isaiah.55.13

Bibbia ebraica, Zaccaria 1,8

Testo originale

וְהוּא עֹמֵד בֵּין הַהֲדַסִּים אֲשֶׁר בַּמְּצֻלָה

Traduzione italiana

Egli stava fra i mirti che erano nella valle: (il mirto diventa scenario visionario, pianta di profondità e custodia).

Riferimento e link: Tanakh, Zechariah 1:8. https://www.sefaria.org/Zechariah.1.8

Pausania, Periegesi della Grecia, VI, 24, 7

Testo originale

τὸ δὲ ῥόδον καὶ μυρσίνη Ἀφροδίτῃ μὲν ἱερά, Ἀδώνιδι δὲ ἐς μνήμην ἔχει λόγον.

Traduzione italiana

La rosa e il mirto sono sacri ad Afrodite e rimandano, per memoria mitica, alla vicenda di Adone.

Riferimento e link: Pausanias, Description of Greece, 6.24.7. https://www.perseus.tufts.edu/hopper/text?doc=Perseus:text:1999.01.0160:book=6:chapter=24:section=7

Virgilio, Bucoliche, VII, 61-64

Testo originale

Populus Alcidae gratissima, vitis Iaccho,

formosae myrtus Veneri, sua laurea Phoebo;

Phyllis amat corylos: illas dum Phyllis amabit,

nec myrtus vincet corylos nec laurea Phoebi.

Traduzione italiana

Il pioppo è carissimo ad Alcide, la vite a Iacco, il mirto alla bella Venere, il suo alloro a Febo; Fillide ama i noccioli: finché Fillide li amerà, né il mirto vincerà i noccioli né l’alloro di Febo.

Riferimento e link: Vergil, Eclogue 7, vv. 61-64. https://www.theoi.com/Text/VirgilEclogues.html

Virgilio, Eneide, VI, 440-444

Testo originale

Hic quos durus amor crudeli tabe peredit

secreti celant calles et myrtea circum

silva tegit; curae non ipsa in morte relinquunt.

Traduzione italiana

Qui coloro che un amore duro consumò con crudele malattia si nascondono in sentieri appartati, e tutt’intorno li copre un bosco di mirto; le pene non li abbandonano neppure nella morte.

Riferimento e link: Vergil, Aeneid, book 6, vv. 440-444. https://la.wikisource.org/wiki/Aeneis/Liber_VI

Ovidio, Fasti, IV, 139-144 circa

Testo originale

Vos quoque sub viridi myrto iubet ipsa lavari;

causaque cur iubeat, discite, certa subest.

Litore siccabat rorantes nuda capillos;

viderunt satyri, turba proterva, deam.

Sensit et opposita texit sua corpora myrto.

Traduzione italiana

Anche a voi la dea ordina di lavarvi sotto il verde mirto: apprendete la ragione certa del comando. Nuda, sulla riva, asciugava i capelli stillanti; la videro i satiri, folla sfrontata. Ella se ne accorse e coprì il corpo opponendo il mirto.

Riferimento e link: Ovid, Fasti, book 4; rito di Venere Verticordia e mito del mirto protettivo. https://www.latin-is-simple.com/en/library/ovid/fasti/book-4/

Ovidio, Ars amatoria, III, 689-690

Testo originale

Ros maris et lauri nigraque myrtus olent.

Traduzione italiana

Profumano il rosmarino, gli allori e il nero mirto.

Riferimento e link: Ovid, Ars amatoria, book 3, v. 690. https://www.thelatinlibrary.com/ovid/ovid.artis3.shtml

Orazio, Carmina, I, 38

Testo originale

Simplici myrto nihil adlabores

sedulus curo: neque te ministrum

dedecet myrtus neque me sub arta

vite bibentem.

Traduzione italiana

Non affannarti ad aggiungere nulla al mirto semplice: il mirto non disdice a te, coppiere, né a me che bevo sotto la vite fitta.

Riferimento e link: Horace, Odes 1.38. https://en.wikisource.org/wiki/Translation:Odes_(Horace)/Book_I/38

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XV, 36-38

Testo originale

Myrtus … Veneris tutelae dicata; Tarentina folio minimo, Romana latiore, coniugula a nuptiis appellata.

Traduzione italiana

Il mirto è posto sotto la tutela di Venere; fra le varietà coltivate Plinio ricorda la tarentina a foglia piccolissima, la romana a foglia più larga, e la coniugula, collegata alle nozze.

Riferimento e link: Pliny the Elder, Natural History, book 15, chapters 36-38; sintesi del passo sulle varietà del mirto. https://en.wikisource.org/wiki/Natural_History_(Rackham,_Jones,_%26_Eichholz)/Book_15

Pedanio Dioscoride, De materia medica, I, 112

Testo originale

μυρσίνη ἡ ἥμερος … ἡ μέλαινα τῆς λευκῆς ἁρμοδιωτέρα … στύφει δὲ καὶ ὁ καρπὸς αὐτῆς.

Traduzione italiana

Il mirto coltivato nero è più adatto all’uso medico del bianco; la pianta e il frutto hanno proprietà astringenti.

Riferimento e link: Dioscorides, De materia medica, 1.112; testo greco Wellmann e traduzione di riferimento Beck. https://archimed.ucla.edu/plant/myrtle/

Gabriele D’Annunzio, Alcyone: La pioggia nel pineto

Testo originale

Piove su le tamerici

salmastre ed arse,

piove su i pini

scagliosi ed irti,

piove su i mirti

divini,

su le ginestre fulgenti

di fiori accolti.

Riferimento e link: D’Annunzio, Alcyone, La pioggia nel pineto, vv. 10-17. https://it.wikisource.org/wiki/Alcyone/La_pioggia_nel_pineto

Sommario

Introduzione: breve storia del mirto dai tempi antichi a oggi 2

1. Il mirto in Goethe: poesia, scienza e Weltliteratur 5

1.1 “Mignons Lied”: la strofa del mirto. 5

Il testo originale della prima strofa suona: 5

In traduzione italiana: 5

1.2 Ricezione musicale e letteraria del Mignons Lied. 5

1.3 Il mirto in altre opere di Goethe. 6

2. Il simbolismo del mirto nella letteratura universale. 6

2.1 Dal mito greco alla tradizione ebraica. 6

2.2 Il mirto nella letteratura latina e nel Rinascimento. 6

2.3 I “mirti divini” in D’Annunzio: La pioggia nel pineto. 7

I versi suonano: 7

3. Il mirto nella farmacopea antica e moderna. 8

3.1 Le fonti classiche. 8

3.2 La farmacopea rinascimentale e moderna. 8

4. Il mirto nella produzione moderna di estratti e liquori 9

4.1 Estratti fitoterapici e cosmetici 9

4.2 Il liquore di mirto: eccellenza sarda nel mondo. 10

5. Ricette per la produzione del liquore di mirto. 11

5.1 Mirto rosso (tradizionale). 11

Ingredienti (per circa 1,5 litri di liquore): 11

Procedimento: 11

5.2 Mirto bianco. 11

Ingredienti (per circa 1 litro di liquore): 11

Procedimento: 12

5.3 Varianti e consigli del mastro liquorista. 12

6. Conclusione: il mirto silenzioso che parla a tutti 12

Appendice delle citazioni 14

Johann Wolfgang von Goethe, Wilhelm Meisters Lehrjahre, libro III, cap. 1: Mignons Lied. 14

Bibbia ebraica, Levitico 23,40. 14

Bibbia ebraica, Isaia 41,19. 14

Bibbia ebraica, Isaia 55,13. 14

Bibbia ebraica, Zaccaria 1,8. 15

Pausania, Periegesi della Grecia, VI, 24, 7. 15

Virgilio, Bucoliche, VII, 61-64. 15

Virgilio, Eneide, VI, 440-444. 15

Ovidio, Fasti, IV, 139-144 circa. 16

Ovidio, Ars amatoria, III, 689-690. 16

Orazio, Carmina, I, 38. 16

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XV, 36-38. 16

Pedanio Dioscoride, De materia medica, I, 112. 17

Gabriele D’Annunzio, Alcyone: La pioggia nel pineto. 17

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